Emozioni portatrici di informazioni
Il tema della regolazione degli affetti ruota attorno al ruolo centrale delle emozioni sia per i processi psicologici che per i processi mentali. Ogni emozione infatti è portatrice dell'informazione di cosa sta succedendo a noi e di cosa sta succedendo nella nostra relazione con l'ambiente in cui viviamo e struttura così sia i nostri pensieri che il nostro scenario interiore, il nostro mondo psichico. In questo senso non esistono emozioni buone e emozioni cattive: esitono emozioni che ci dis-regolano e altre invece che ci permettono di comprendere meglio noi stessi e il mondo. Ci permettono quindi di dare un significato a ciò che ci accade.Questa qualità informativa si realizza attraverso processi di autoregolazione e processi di regolazione interattiva, ossia di scambi relazionali volti a consolare, riparare, attivare, le nostre reazioni emotive. I processi di autoregolazione sono il nostro modo di affrontare, regolare e modulare le nostre risposte emotive: lo facciamo attraverso risposte corporee e pensieri. Migliore è la nostra consapevolezza di noi e più efficaci sono i nostri modi di regolare le nostre emozioni. Regolare le emozioni non va confuso con il darsi delle regole: in psicologia la regolazione delle emozioni significa compiere due azioni, una connessa con l'altra. La prima azione è portare alla consapevolezza, la seconda è modulare contando sulla padronanza di se anziché sul controllo.
Lo studio dei processi di autoregolazione e regolazione interattiva è stato centrale nell'area dell'infant research, attraverso il paradigma della Still Face di Tronick. Le sue ricerche evidenziano l'importanza della capacita' relazionale di riparare gli inevitabili errori relazionali evidenziando che, in una interazione reale, madre e bambino trascorrono il 70-80% del tempo interattivo in uno stato di mancata sintonizzazione senza che questo sia un indicatore di patologia nella relazione stessa. Dove si misura la salute della relazione non e' tanto nel tempo trascorso nella sintonia, quanto nella capacità della diade di avere una buona riparazione in tempi adeguati. Dal punto di vista clinico sappiamo anzi che una sintonizzazione eccessiva può addirittura essere alla origine dello strutturarsi di un disagio narcisistico ( Sander 2007).
La riparazione
Dalla riparazione nasce e si struttura un senso di intimità relazionale, che ci permette di sentirci conosciuti e compresi. E' proprio la dinamica di questo processo - di interazione, rottura e riparazione comunicativa e relazionale-che permette di introiettare una rappresentazione di Sé come capace di trasformare gli stati affettivi negativi in stati positivi. Quando questo avviene quello che sperimentiamo, a qualunque età, e' una sensazione di padronanza di se', quella meravigliosa sensazione di self possession che per Lowen e'una delle tre colonne nella formazione del Se' corporeo ( Lowen 1994). Accanto a questa fiducia in se stesso, attraverso le riparazioni riuscite, il bambino sviluppa quella fiducia relazionale che lo può' condurre verso un legame d'attaccamento solido e sereno. L'esperienza della riparazione e' alla base della costruzione del legame anche nelle relazioni adulte. In questo caso la rottura e' il momento in cui esprimiamo il nostro disagio e la riparazione e' il momento in cui sentiamo che l' altro ha compreso la nostra esperienza e ne usciamo entrambi arricchiti e rafforzati.D’altra parte, sperimentare ripetute rotture della comunicazione con riparazioni parziali o/e inappropriate, porta il bambino a costruire un nucleo affettivo negativo caratterizzato da rabbia e tristezza e da una modalità ritirata nei confronti del mondo. Si assiste, per dirla in termini bioenergetici, allo strutturarsi di modalità di ritiro o evitamento con tensioni o aree collassate che coinvolgono la zona degli occhi, le braccia e il livello generale di attivazione fino ad arrivare a situazioni di iperattivazione o stati di dissociazione (1). Questo ritiro, accompagnandosi a sentimenti negati o nascosti, si esprime spesso con una mancanza più o meno grande di consapevolezza. Quante volte i nostri pazienti raccontano la storia di loro fallimenti relazionali rimanendo inconsapevoli del loro contributo al fallimento che risiede nel riattualizzarsi di vecchie modalità interattive. Una comprensione che non può avvenire senza l'apertura ai reciproci processi di regolazione emotiva.
Apertura e ritiro verso il mondo
Il movimento di apertura e protensione verso il mondo e quello di ritiro sono aspetti centrali in bioenergetica nell'organizzazione del carattere o, se preferiamo, nell'organizzazione della personalità'. Un movimento che ricorda il movimento di espansione in presenza di un ambiente favorevole e di ritiro in presenza di condizioni avverse delle amebe di reichiana memoria. Quando il bambino si trova costretto a ricorrere in modo prolungato a forme di autoregolazione, ossia quando il suo protendersi incontra condizioni ambientali sfavorevoli, le sue nascenti capacità relazionali possono risultare compromesse (Tronick, 1989; Tronick et al, 1986). I processi di autoregolazione, perché non siano espressione di un ritiro, devono integrarsi con i processi di regolazione interattiva. Il protendersi e il ritirarsi dovrebbero essere fluidi e vibranti, come dovrebbero esserlo tutti i movimenti.La regolazione interattiva
In generale continuiamo a ricorrere alla regolazione interattiva, sia per il piacere e il bisogno di compagnia che per la ricerca di aiuto esterno quando il compito che ci troviamo ad affrontare e' superiore alle nostre capacità. Esattamente come fanno i bambini. Con in più il fatto che, in questo caso, la co-regolazione permette al bambino di accrescere anche le potenzialità del suo sistema ancora immaturo.Quello che ci spinge alla relazione terapeutica e' il bisogno di una regolazione interattiva, l'espressione di quell'antico desiderio di compagnia e la necessità di riparare un errore rimasto in sospeso, una regolazione interattiva mal riuscita che ha lasciato un segno anche nel pattern di autoregolazione. Il risultato della riparazione fornirà il significato dell'esperienza vissuta in tutta la sua complessità: interazione, mancata sintonizzazione, rottura e riparazione. L' esperienza della mancata sintonizzazione, così realistica nella vita, non ha un significato negativo in se: permette al bambino di affrontare nuovi e crescenti compiti di sviluppo, così come permette al paziente di trovare nuovi significati alla propria esistenza.
L'attenzione in questo caso si sposta dal trauma a tutto il processo relazionale. Lowen anticipa questa sensibilità e la utilizza nel lavoro clinico con pazienti adulti: “L’individuo che da neonato o da bambino non ha mai sperimentato consapevolmente certe sensazioni non le può acquisire attraverso l’analisi. Laddove una persona abbia sofferto per una carenza di sicurezza nelle fasi precoci della vita, ciò di cui ha bisogno nella terapia non è solo di analisi, ma dell’opportunità e dei mezzi per acquisire questa sicurezza nel presente (Lowen, 1975, 287)”.
Modi di stare insieme
In effetti la regolazione emotiva dei primi mesi di vita segue dei percorsi che in qualche misura ci consentono di intravedere i modi successivi dello “stare insieme". Diener e collaboratori (2002) hanno tracciato alcuni di questi possibili percorsi. Una prima possibilità è quella in cui le capacità auto-regolatorie del bambino e l’utilizzo da parte sua della regolazione interattiva coesistano in modo equilibrato. Il bambino sperimenta un senso di auto-efficacia, di self possession rispetto alla capacità di regolare le emozioni in modo autonomo, e, in caso di necessità, sa ricorrere alla figura adulta con flessibilità. E' in grado di esprimere le proprie emozioni - la self expression che costituisce la seconda colonna del Se' corporeo (Lowen 1994) - sia positive che negative, e il caregiver e' percepito come emotivamente disponibile. Il ripetersi di esperienze di rottura e riparazione, la presenza di una madre sufficientemente buona, permettono quella pienezza di consapevolezza di sé che integra l'auto espressione e la padronanza di sé.Se invece, tornando ai possibili percorsi dello "stare insieme" tracciati da Diener, la regolazione emozionale e' centrata unicamente su modalità auto-dirette, ovvero sull’auto-consolazione, sull’auto-stimolazione e sull’esplorazione dell’ambiente in modo da limitare la necessita' di fare ricorso all’adulto, quello che sarà possibile osservare dal punto di vista della regolazione delle emozioni sarà una ridotta capacità di espressione delle emozioni negative e un’attenuazione di quelle positive in quanto la figura adulta di riferimento viene sperimentata da subito come non disponibile per fornire un sollievo dalle emozioni negative. Una condizione che facilmente può evolversi in un legame di attaccamento evitante. La capacita' di protestare per la frustrazione risulta inibita o eccessivamente attenuata. Nella clinica bioenergetica conosciamo bene questa situazione e l'importanza, sottolineata più volte da Lowen(1970), di riportare la capacità espressiva di sentimenti come la rabbia.Anche Tronick (2008) sottolinea ripetutamente come la incapacità di una protesta coerente si trasformi in comportamenti trattenuti ed inibiti. Inevitabile, dal punto di vista bioenergetico, il riferimento al ruolo importante assunto dagli esercizi che "organizzano" la protesta, come lo scalciare, il battere, accompagnati dal No, espressione di una rottura che non era stato possibile esprimere ne' attraverso la rabbia ne' attraverso la tristezza. Aiutare il paziente a riorganizzare questi comportamenti "abortiti" può restituirgli quel senso di padronanza di se stesso che ha probabilmente perduto.
Una terza eventualità, infine, è che il bambino ricorra esclusivamente all’etero-regolazione; in tal caso di fronte al disagio cercherà eccessivamente il supporto relazionale e mostrerà una tendenza all’iperattività. In questo caso il bambino enfatizza l’espressione delle emozioni negative di richiamo dell’attenzione del caregiver, il quale spesso adotta modalità relazionali intrusive, con bassa prevedibilità o al contrario con una tendenza costante all’indisponibilità emotiva, sviluppando spesso un attaccamento ambivalente-resistente (Fedeli et al.,2010). Sono i pazienti che rimangono passivi, in attesa che il terapeuta fornisca una soluzione al problema: pazienti che necessitano di esperire le proprie radici, il proprio grounding per afferrare il senso del proprio movimento personale e relazionale, pazienti che necessitano di sperimentare la compagnia di se stessi, oltre che quella, onnipotente nel loro vissuto, dell'Altro.
La regolazione delle emozioni non riguarda solo gli stati affettivi di breve durata ma anche quelli più prolungati nel tempo che contribuiscono a strutturare l’umore del bambino. Tronick (2002) suggerisce che quest’ultimo si configura come un processo affettivo che svolge una funzione anticipatoria rispetto alle esperienze future.
Un buon esempio della strutturazione dell’umore infantile in rapporto agli scambi relazionali precoci si può osservare nel caso della depressione materna. Le mamme depresse sono meno in grado di comprendere i loro bambini e, di conseguenza, di rispondere in modo appropriato. Spesso sono meno empatiche ed espressive, distolgono più frequentemente lo sguardo e sono più soggette a fallimenti nella riparazione. Per questa ragione il bambino tenderà a stabilizzare uno stato emotivo negativo, divenendo così resistente ai successivi stimoli sociali che può ricevere. Il bambino, condividendo la tristezza materna, finira' per introiettarla e riproporla nelle successive interazioni con l’adulto (Tronick, 2005). Non è un caso che i bambini con madri depresse tendono a non guardare la propria madre, a mostrare sentimenti negativi prolungati e a mostrarsi generalmente più arrabbiati. Una volta stabilizzato, l’umore negativo del bambino modella le modalità affettive dello “stare con” - come abbiamo sinteticamente espresso presentando il lavoro di Diener -compromettendo la qualità dell’esperienza socio-relazionale. Le modalità interattive adottate precocemente dalle madri tendono ad essere stabili nel tempo e hanno effetti sulla qualità dello sviluppo comportamentale, cognitivo e socio-relazionale del bambino (Murray e Cooper, 1997). I figli di mamme depresse presentano interazioni maggiormente negative con adulti non familiari, sono meno competenti sul piano sociale, e partecipano meno all’interazione (Field 1998). Si tratta di bambini che influenzano fortemente un partner estraneo, il quale, anche quando non è a conoscenza della storia del bambino, tende a sorridere meno, ad avere meno contatti fisici con il bambino e a mantenere una maggiore distanza interpersonale, esattamente come succede con i pazienti depressi che tendono a distogliere lo sguardo, ad essere meno attivi sul piano motorio e che rischiano di ricevere cure meno adeguate poiché frustrano i tentativi relazionali dei loro terapeuti.
Le modalità di scambio utilizzate dalle madri depresse non sono un insieme omogeneo. Sono state individuate almeno due tipologie di pattern interattivi: da una parte sono madri che mettono in atto modalità relazionali maggiormente intrusive e dall’altra, al contrario, mamme con una spiccata tendenza al distacco e al ritiro. I bambini di madri ostili e intrusive si confrontano con un clima affettivo diverso rispetto ai bambini di madri distaccate e ritirate. Nel primo caso le madri tendono ad interrompere le attività del bambino, prevenendo anche le riparazioni delle interazioni. Di fronte all’impedimento delle proprie attività il bambino sperimenta uno stato di rabbia che, se reiterata, verrà internalizzata. Invece, nel caso di madri distaccate/ritirate i bambini mostrano una regolazione caratterizzata da auto-conforto e il ripetersi dei fallimenti relazionali favorirà lo sviluppo di un umore connotato da tristezza.
Questa modalità di risposta a stili di regolazione degli affetti ritirati possono ripresentarsi anche in psicoterapia. Infatti, se non siamo consapevoli del significato rispetto alla regolazione delle emozioni delle modalità autoconsolatorie basate sul ritiro dei movimenti di espansione e su un blocco del fluire tra protendersi e ritirarsi, possiamo incorrere in due tipi di errori. Possiamo scambiare il ritiro per autonomia e indipendenza rafforzando anziché mitigandola, la rigidità relazionale oppure possiamo diventare eccessivamente intrusivi nel proporre un lavoro corporeo espressivo. Rischiamo di Individuare correttamente il bisogno di esprimere la rabbia e la tristezza ma di proporlo con un ritmo, una intensità e un timing non adeguate alle loro caratteristiche di regolazione.Di nuovo la consapevolezza degli aspetti modulatori può permetterci di partire da interventi dolci (Cinotti 2008) come quelli sperimentati con il massaggio bioenergetico dolce e con il principio del minimo stimolo (4) al fine di proporre un profilo di vitalità delle proposte di lavoro corporeo adeguato alle esigenze delle diverse persone.
Strumenti di lavoro
Lavorare sulla regolazione degli affetti significa imparare a diventare consapevoli, nel corpo e nella mente, di come rispondiamo alle nostre emozioni, in modo da poterle esprimere con padronanza.Inoltre affrontare la cura alla luce dei processi di autoregolazione significa attivare o riattivare lo spontaneo processo di crescita e guarigione, presente in ognuno di noi. Pensare alla regolazione degli affetti permette quindi un nuovo modo di curarsi.
I processi di autoregolazione possono essere stimolati attraverso la classe d'esercizi bioenergetici e i programmi MBSR basati sulla Mindfulness.
Nella psicoterapia
Un contributo essenziale allo studio dei processi di regolazione degli affetti, letti alla luce dei processi corporei, si deve al lavoro di Allan Schore, il cui libro "La regolazione degli affetti e la riparazione del Sè" edito da Astrolabio, è stato presentato, con il patrocinio Siab, in una conferenza tenuta all'Università La Sapienza di Roma.
In questa occasione sono stati presentati dei sunti della relazione che è possibile trovare in allegato
"L'esperienza in prima persona.
L'analisi bioenergetica incontra Allan Schore":
Università "La Sapienza" Roma 4 Aprile 2008 (pdf)
Questi temi sono stati approfonditi nel convegno di Novembre a Camogli e sono sia un progetto di lavoro clinico che un percorso di supervisione
- Analisi bioenergetica in dialogo:la regolazione emotiva (pdf)
- Ciclo di seminari sulla regolazione degli affetti (pdf)
- Il processo di supervisione alla luce della regolazione degli affetti (pdf)
Il percorso di approfondimento si è arricchito con un altro passaggio:il seminario con Rosario Montirosso "Gli affetti come organizzatori dell'esperienza", Centro Studi di Psicoterapia, Genova 28 Marzo 2010. E' possibile avere un sunto dei temi salienti del lavoro di approfondimento grazie all'intervista video di Nicoletta Cinotti a Rosario Montirosso
Video
Al convegno nazionale Fiap "Il nostro mare affettivo. La psicoterapia come viaggio" Nicoletta Cinotti ha presentato la relazione "Rottura e riparazione nella regolazione degli affetti: l'esperienza dell'analisi bioenergetica"(pdf)
relazione fiap Cinotti.doc

